Tavolo regionale agricoltura. Assessore Boneschi: “necessaria una revisione della direttiva nitrati”


“Sì alla deroga sulla direttiva nitrati, ma solo in attesa di una revisione radicale della legislazione in materia di reflui zootecnici”. Questa la netta presa di posizione dell'Assessore all'Agricoltura della Provincia di Lodi, Matteo Boneschi, dopo il recente tavolo regionale sull'agricoltura che ha discusso della questione nitrati e soprattutto dopo che il Comitato Nitrati della Commissione UE ha rinviato l'esame della proposta di deroga avanzata dall'Italia.
Già a maggio Bruxelles avrebbe dovuto votare la richiesta italiana di permettere anche alle aziende zootecniche in area vulnerabile (in Provincia di Lodi sono circa un terzo del totale), che rispettano determinati criteri fissati dall'Unione, uno spandimento di azoto sui campi superiore al limite di 170 chili per ettaro o comunque un quantitativo in linea con l'esigenza di mantenere l'attività senza la riduzione del bestiame. L'obiettivo era di arrivare a rendere la deroga operativa entro fine anno. Lo slittamento della votazione a ottobre ritarderà la procedura di mesi e metterà in seria difficoltà le aziende interessate.
L’Assessore Boneschi esprime delusione per il rinvio, ma intanto rilancia: “In questa fase la deroga è importante, ma non può essere considerata la soluzione definitiva – spiega -. E' ormai necessaria una vera e propria revisione della direttiva nitrati, che si accompagni a una verifica dell'impatto che hanno anche altri settori produttivi sull'inquinamento delle acque superficiali e profonde e a un aggiornamento delle zone vulnerabili, così da ridurne l'estensione”. Anche perché, sostiene l'Assessore provinciale, bisogna uscire dalla logica secondo cui a inquinare sarebbero solo i coltivatori: “Se da un lato è giusto tutelare le acque dall'inquinamento, dall'altro però non è corretto individuare come unica causa di inquinamento l'agricoltura. Vi sono infatti studi – chiarisce Matteo Boneschi - che dimostrano come non esista una tale correlazione diretta: ci sono aree con un'alta concentrazione di azoto ma che sono quasi prive di aziende zootecniche!”.
Come detto, la Provincia di Lodi è fortemente interessata allo sviluppo che avrà la vicenda nei prossimi mesi, anche se sul territorio locale “la situazione è ancora in sostanziale equilibrio, e cioè le aziende sono quasi tutte a norma, mentre per altre Province, come ad esempio Brescia e Cremona, è già ora molto più drammatica e di fatto insostenibile”.
Lodi comunque guarda avanti. Al tavolo istituzionale, proprio Boneschi e il collega di Cremona hanno sostenuto con forza la richiesta, poi accolta, di destinare gli ultimi 15 milioni di euro disponibili nel capitolo degli adeguamenti strutturali del Programma di sviluppo rurale della Lombardia a finanziare quelle aziende zootecniche che devono ancora adeguare alla normativa gli impianti di stoccaggio dei reflui. Una boccata d'ossigeno in attesa che qualcosa cambi. Ed ecco perché nell'ultima seduta di Giunta, l'Amministrazione Foroni ha subito approvato la delibera che fissa i criteri per la graduatoria di accesso al bando.
Non solo. Lodi è già da tempo in linea anche con un'altra delle richieste emerse al tavolo istituzionale. Le Province, infatti, sono state chiamate a mettere le proprie competenze a disposizione dei Comuni, cui per legge è affidata la procedura di autorizzazione allo spandimento dei reflui. “Quella di Lodi è già una delle più attive nell’assistenza ai Comuni e ai tecnici interessati – spiega l'Assessore all'Agricoltura -. In particolare, dopo aver sviluppato apposite ricerche in collaborazione con l’Istituto di ingegneria agraria di Milano, finanziate dalla Regione, per studiare nel dettaglio il fenomeno a livello comunale e aziendale, si è anche impegnata nel 2010 nell’organizzazione di appositi incontri formativi su tutto il territorio, realizzati in collaborazione con la Fondazione Tadini e l’Università degli Studi di Milano”.